DOVERE E PIACERE A BRACCETTO - Fondazione Università Magna Graecia

archivio notizie - Fondazione Università Magna Graecia

DOVERE E PIACERE A BRACCETTO

 
DOVERE E PIACERE A BRACCETTO

Articolo a cura della redazione del Liceo Scientifico “Guarasci”

 

Spesso non è facile realizzare tale connubio. Il dovere commissiona un compito; il piacere ne stimola lo svolgimento. Ma perché si rende meglio nel lavoro che piace? Quali meccanismi cerebrali legano apprendimento e gradimento?

 

Oggi le conoscenze sul processo di apprendimento riconoscono, oltre al Q.I., il ruolo chiave dell’intelligenza emotiva (sistema limbico), “mix di predisposizione naturale e educazione” sintetizza Preston Ni, docente del dipartimento di Scienze della Comunicazione di Foothill College. Nel sistema limbico, amigdala, archivio di memoria e valutazione emozionali, e ipotalamo, contenente centri di piacere e avversione (Steven Rose 1977), guidano insieme le nostre scelte, indicano le nostre attitudini e adottano una strategia di rinforzo energetico; perciò l’apprendimento risulta più piacevole ed efficace attraverso situazioni coinvolgenti.

Tutti hanno neuroni per apprendere, ma l’approccio a un’esperienza e le circostanze entro cui è vissuta influenzano le nostre attitudini; dunque, non si tratta di esser semplicemente “negati” o “portati” in una disciplina, ad esempio. “In passato” spiega Cosimo Spanò, psicomotricista presso il servizio di Neuropsichiatria infantile di Soverato “si cercavano esiti motori con terapie monotone; vi erano bambini che, stimolati a camminare, si muovevano come automi, senza meta o piacere; si dava poco peso a motivazione e piacere dell’azione”.

Negli anni ’70 il ricercatore americano M. R. Rosenzweig rilevò un maggiore sviluppo neocorticale su ratti viventi in luoghi stimolanti rispetto a quelli in ambienti isolati e monotoni. Gli stimoli esterni influenzano anche la neuro­plasticità, che adatta ad essi il cervello, ne riorganizza i circuiti nervosi e ne migliora le funzioni. I messaggi sensoriali forniti dagli stimoli, sono trasmessi ad aree specializzate del talamo, che elaborandole, le invia alla neocorteccia, sede del pensiero consapevole. Chiave di volta dell’intelligenza emotiva è l’autoconsapevolezza, “capacità di motivare se stessi” secondo lo psicologo statunitense Daniel Goleman. Determinante per l’apprendimento è la motivazione, ponte fra dovere e piacere, influenzata dall’emozione. L’autoconsapevolezza, penetrando nella coscienza, modula e sfrutta l’emozione per favorire l’apprendimento. In tal modo il soggetto diviene padrone di sé, realizzando un connubio fra intelligenza cognitiva ed emotiva.

Ebbene sì, l’uomo non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.

 


Pubblicato il 
Aggiornato il 
Risultato (741 valutazioni)